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cosa significa fare strategia in una pmi


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Dal punto di vista operativo, per una PMI fare strategia significa rispondere in modo chiaro e documentato ad alcune domande chiave: quali clienti e mercati servire, con quale proposta di valore distinta dai concorrenti, con quali risorse e competenze e con quali obiettivi economico‑finanziari misurabili. Si tratta quindi di un insieme di scelte coerenti (focus, priorità, rinunce) che guidano le decisioni operative di tutti i giorni. 

In una PMI tipica, spesso familiare, fare strategia vuol dire soprattutto rendere esplicito ciò che spesso esiste solo nella testa dell’imprenditore, trasformandolo in obiettivi, numeri e progetti concreti.

Strategia e operatività: la differenza essenziale

L’operatività riguarda invece ciò che l’azienda fa ogni giorno: produrre, evadere ordini, rispondere ai clienti, gestire fornitori, fare preventivi, emettere fatture. 

Alcune differenze pratiche utili per una PMI:

  • Orizzonte temporale
    • Strategia: da 1 a 5 anni (o oltre), con tappe intermedie.
    • Operatività: giorno‑per‑giorno, settimana, al massimo pochi mesi.
  • Tipo di decisione
    • Strategia: quali iniziative/attività ha senso continuare a fare e quali nuove attività è opportuno avviare o dismettere.
    • Operatività: come operativamente portare a termine una determinata attività nel quotidiano nel modo più efficiente possibile.
  • Indicatori di riferimento
    • Strategia: per esempio crescita del fatturato in certi segmenti, margini, quota di clienti nuovi rispetto a quelli esistenti, mix di prodotti/servizi.
    • Operatività: per esempio volumi di produzione, ordini evasi, tempi di consegna.
  • Impatto organizzativo
    • Strategia: coinvolge imprenditore, direzione, figure chiave e spesso consulenti esterni, perché riguarda investimenti, competenze, ruoli e responsabilità.
    • Operatività: coinvolge principalmente i reparti esecutivi come produzione, amministrazione, vendite operative.

Perché strategia e operatività si confondono in una PMI?

La combinazione di controllo familiare e dimensioni contenute fa sì che spesso le stesse persone coprano contemporaneamente i ruoli di socio, amministratore, direttore generale e responsabile operativo, confondendo il piano della direzione strategica con quello dell’esecuzione quotidiana e scivolando in una condizione di vuoto strategico.

Nelle PMI a controllo familiare la storia inizia quasi sempre con un fondatore che fa tutto: vende, produce, gestisce le banche e decide le linee di sviluppo. Quando l’azienda cresce, il modo di lavorare rimane però lo stesso, anche se la complessità è aumentata: l’imprenditore decide tutto, mentre corre dietro alle urgenze quotidiane. Questo genera fragilità strutturali: visione di breve periodo, governance confusa, maggior rischio di crisi e minore capacità di crescere e innovare.

In questo scenario è frequente che:

  • il titolare partecipi a tutte le decisioni operative, anche poco rilevanti
  • le riunioni mischino temi di lungo periodo (es: investimenti, mercati, sviluppo prodotti) e dettagli quotidiani (es: sollecito da un cliente, turno di un operaio, ritardo di un fornitore)
  • non esista un calendario dedicato a momenti strategici distinti da quelli operativi

Cosa succede se non si tiene separata strategia e operatività?

Quando il livello strategico e quello operativo non sono distinti, nella PMI si manifestano effetti ricorrenti:

  1. Strategia schiacciata dalle urgenze
  2. Governance confusa e conflitti di ruolo
  3. Fatica a innovare e a fare il salto di scala

1. Strategia schiacciata dalle urgenze

2. Governance confusa e conflitti di ruolo

L’art. 2086 c.c., come riformato, impone agli amministratori di dotare l’impresa di “assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati” anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della continuità aziendale. Se strategia e operatività restano fuse, è difficile dimostrare l’esistenza di assetti adeguati: mancano deleghe chiare, reporting strutturato e processi di monitoraggio che permettano all’organo amministrativo di individuare per tempo i segnali di crisi e intervenire.

3. Fatica a innovare e a fare il salto di scala

Un’impostazione fortemente operativa, centrata sul controllo diretto del titolare, tende a privilegiare il saper fare corrente rispetto alla ricerca di nuove competenze, tecnologie e mercati. 

Principi per l’impostazione di una struttura che tiene distinte strategia e operatività

  • Separazione tra Direzione e Gestione. La struttura deve distinguere chiaramente il ruolo di indirizzo strategico da quello esecutivo. Dove le dimensioni lo consentono, è preferibile un organo collegiale (CdA) e, se possibile, la separazione tra Presidente e Amministratore Delegato. L’inserimento di competenze esterne alla famiglia migliora la qualità del confronto e la solidità delle decisioni. 
  • Decentramento e responsabilizzazione. L’efficienza operativa nasce dalla chiarezza delle deleghe. Le aree chiave devono avere responsabili con perimetri di autonomia definiti, evitando che l’organo direzionale intervenga nei micro-dettagli operativi. 
  • Distinzione tra impresa e famiglia. Nelle imprese familiari è essenziale separare i tavoli patrimoniali da quelli gestionali. Regole chiare di ingresso, criteri meritocratici e pianificazione della successione proteggono la continuità aziendale nel tempo.

In sintesi, per una PMI fare strategia non significa burocratizzarsi, ma introdurre una struttura e un metodo decisionale che rendano esplicite le scelte sul futuro.
Comprendere cosa significa fare strategia è il primo passo. Il successivo è trasformare questi principi in un sistema concreto che permetta di separare le decisioni strategiche dalle urgenze operative, in modo proporzionato alla dimensione dell’impresa e sostenibile nel tempo.

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