migliorare il metodo

semplificare la governance:
dal modello gerarchico
al flusso decisionale sequenziale


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In sintesi: cos’è un flusso decisionale sequenziale

Il flusso decisionale sequenziale è un metodo semplice e ripetibile per prendere decisioni strategiche nelle PMI, anche quando decide una sola persona.

Si basa su quattro passaggi:

  • chiarire l’obiettivo
  • verificare le evidenze disponibili
  • confrontare alternative reali
  • definire una prima azione concreta

Questo approccio permette di migliorare la qualità delle decisioni senza introdurre strutture organizzative complesse.

Dall’assetto proprietario al modello decisionale

Il tessuto imprenditoriale italiano è caratterizzato da una fortissima presenza di imprese a controllo familiare o comunque riconducibili a una persona o a una famiglia. Il Censimento permanente delle imprese 2023 di ISTAT, pubblicato il 13 novembre 2023, evidenzia che nel 2022 oltre 820 mila imprese con almeno 3 addetti, pari all’80,9% del totale, sono controllate da una persona fisica o da una famiglia. (Fonte: REPORTCensimprese.pdf)

La XVI edizione dell’Osservatorio AUB sulle imprese familiari, diffusa da AIDAF l’11 marzo 2025, conferma la centralità delle PMI di natura familiare: su 23.578 aziende italiane con fatturato superiore a 20 milioni, 15.836 sono a controllo familiare, pari al 67,2% del campione monitorato. (Fonte: Università Bocconi – “AIDAF – EY”, Divisione Ricerche – SDA Bocconi)

La forte concentrazione proprietaria e familiare comporta, nella pratica, che la gestione e le decisioni strategiche siano frequentemente affidate all’imprenditore stesso o a membri della famiglia proprietaria. Anche quando esistono organi formali come il consiglio di amministrazione, questi spesso svolgono un ruolo più notarile che realmente deliberativo, con le decisioni chiave prese in ambiti ristretti o informali.

Diversi contributi dottrinali sulla governance nelle PMI sottolineano come l’adozione pedissequa di strutture complesse, senza un reale fabbisogno organizzativo, rischi di aumentare la burocrazia senza migliorare né la qualità delle decisioni né la continuità aziendale. In molte PMI gli organigrammi restano formali, i comitati si riuniscono poco o nulla, e le decisioni continuano a essere prese dall’imprenditore in modo personale.

Per la maggior parte delle PMI non risulta prioritaria l’introduzione di organigrammi complessi, comitati strategici o ruoli formalizzati secondo il modello delle grandi aziende. 

Ciò che serve davvero è un flusso decisionale semplice e sequenziale: un modo ordinato, ripetibile e trasparente di prendere decisioni strategiche, anche quando la responsabilità ultima rimane in capo a una sola persona.

In quest’ottica la governance viene intesa non come proliferazione di organi, ma come capacità di definire ruoli, responsabilità, criteri e passi decisionali chiari, in modo da costruire coerenza nel tempo e facilitare il confronto informato con collaboratori, consulenti e stakeholder.

Il peso della governance nei rating ESG

Nel quadro dei rating ESG (Environmental, Social, Governance), la dimensione governance ha un peso rilevante, generalmente compreso tra il 25% e il 33% della valutazione complessiva, a seconda del settore. Un approfondimento, con intervista al direttore del Master in Corporate Governance dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sottolinea come per le PMI, spesso a carattere familiare, il tema centrale non sia la separazione rigida tra proprietà e gestione, ma la trasparenza dei processi decisionali. (Fonte: Artser, Governance, la sfida è puntare sulla trasparenza – Artser – Asarva)

Questo significa che, anche in assenza di strutture complesse, una PMI può dimostrare una buona governance se è in grado di documentare come vengono prese le decisioni, quali criteri vengono adottati e come vengono gestiti i potenziali conflitti di interesse.

Un flusso decisionale sequenziale ben progettato rappresenta uno strumento concreto per inserire in modo sistematico considerazioni ESG (ambientali, sociali e di governance) in ogni decisione rilevante, senza creare sovrastrutture ingestibili.

Cos’è un flusso decisionale sequenziale?

Per flusso decisionale sequenziale si intende una sequenza minima di passaggi che ogni decisione strategica dovrebbe seguire, indipendentemente da chi detiene formalmente il potere di decidere. Nella pratica, si tratta di una “checklist” operativa che guida l’imprenditore dal problema all’azione, rendendo il processo più trasparente, tracciabile e condivisibile.

L’idea chiave è che anche quando decide una sola persona, può farlo seguendo un metodo: chiarire l’obiettivo, verificare le evidenze, confrontare alcune alternative e definire un primo passo concreto con responsabilità e scadenza. 

Questo consente di superare il modello puramente gerarchico-informale (decisione “per intuito” e comunicata dal vertice) verso un modello in cui la gerarchia rimane, ma è sorretta da un processo decisionale chiaro.

Differenza del flusso decisionale sequenziale rispetto al modello gerarchico tradizionale

Nel modello gerarchico tradizionale tipico di molte PMI, le decisioni seguono spesso un flusso implicito: l’imprenditore ascolta alcune informazioni, formula una decisione sulla base di esperienza e intuizione e la comunica all’organizzazione. Mancano però, in molti casi, una fase strutturata di definizione dell’obiettivo, una verifica sistematica dei dati disponibili, una reale valutazione di alternative e un piano di attuazione con responsabilità definite.

Il flusso decisionale sequenziale non elimina la centralità dell’imprenditore, ma inserisce dentro il processo momenti espliciti di chiarificazione, analisi e scelta tra opzioni, riducendo il rischio di decisioni impulsive o incoerenti e aumentando la capacità dell’organizzazione di comprendere e implementare le scelte.

Come implementare il modello del flusso decisionale sequenziale? I 4 passaggi chiave.

1. Chiarire l’obiettivo

Il primo passaggio consiste nel definire con precisione cosa si vuole ottenere: crescita del fatturato, incremento del margine, miglioramento dell’efficienza, rafforzamento del posizionamento, riduzione del rischio, avanzamento in termini ESG, etc. 

Senza un obiettivo esplicito, ogni decisione resta ambigua e diventa difficile valutare a posteriori se la scelta è stata efficace.

Formalizzare l’obiettivo in poche righe, condivise tra imprenditore e principali collaboratori, aiuta a trasformare le discussioni da opinioni generiche a valutazioni orientate al risultato. 

2. Verificare le evidenze disponibili

Il secondo passaggio riguarda la raccolta e la verifica delle evidenze a supporto della decisione: dati economico-finanziari (margini, costi, struttura dei ricavi), informazioni sulla domanda e sul mercato, capacità interne (organizzazione, competenze, capacità produttiva), rischi operativi e reputazionali.

3. Valutare 2–3 alternative reali

Il terzo passaggio prevede di identificare e confrontare almeno 2–3 alternative concrete, anziché limitarsi a una sola opzione data per scontata. Le alternative possono differire per intensità di investimento, tempistica, livello di rischio, impatto organizzativo o combinazione di canali e mercati.

Per ciascuna opzione è utile valutare, anche con stime qualitative, gli impatti economico-finanziari, organizzativi, di rischio e in termini ESG. Questa semplice disciplina costringe a rendere esplicite le ipotesi e apre spazi di confronto più oggettivi tra imprenditore, management e, dove presente, consiglio di amministrazione.

4. Definire una prima azione a 90 giorni

Il quarto passaggio traduce la decisione in una prima azione concreta a 90 giorni, con tre elementi minimi: un responsabile chiaro, una scadenza definita e un primo risultato atteso. In assenza di questo passaggio, la decisione rischia di restare a livello di intenzione o di annuncio, senza reale esecuzione.

La scelta di un orizzonte di 90 giorni è sufficientemente breve da mantenere alta l’attenzione, ma abbastanza ampia da consentire alle strutture operative di attivarsi. Questo approccio progressivo consente di testare le decisioni, apprendere dagli esiti e correggere il tiro, introducendo di fatto una logica di governance che guarda avanti e basata su cicli di apprendimento.

Governance come qualità del processo

La governance non si misura dal numero di persone coinvolte, ma dalla qualità del processo decisionale: chiarezza di obiettivi, tracciabilità delle informazioni utilizzate, valutazione di alternative, assunzione di responsabilità e monitoraggio dei risultati. In questa prospettiva, un imprenditore che applica con disciplina un flusso decisionale sequenziale esercita governance, anche in assenza di un CdA formalmente strutturato.

Un processo sequenziale riduce i conflitti interni, perché rende esplicite le motivazioni delle scelte, evita decisioni puramente impulsive, migliora la coerenza delle decisioni nel tempo e rende replicabile il metodo quando nuovi dirigenti o membri della famiglia entrano nel perimetro decisionale.

Per banche, investitori e partner industriali non è tanto decisivo che la PMI abbia comitati e regolamenti formali quanto che sappia dimostrare come vengono prese le decisioni e come vengono gestiti i rischi. Un flusso decisionale sequenziale documentato, anche con semplici schede decisionali, costituisce una base credibile per dimostrare l’esistenza di una governance effettiva.

Questo approccio è particolarmente rilevante in un contesto in cui la governance contribuisce in modo crescente ai giudizi di affidabilità creditizia, ai rating ESG e, più in generale, alla percezione di solidità e continuità dell’impresa familiare italiana.

Quali sono i rischi per l’imprenditore che implementa da solo il flusso decisionale sequenziale?

Molti imprenditori possono iniziare ad applicare da subito il flusso decisionale sequenziale, ottenendo benefici immediati in termini di chiarezza e allineamento interno. Tuttavia, nella pratica emergono rapidamente due difficoltà ricorrenti: la mancanza di tempo per applicare la sequenza con disciplina e la difficoltà di mantenere oggettività quando la decisione tocca interessi personali o storici.

Nel primo caso, il rischio è quello di tornare progressivamente alle abitudini precedenti, saltando passaggi fondamentali (es: confronto di alternative) in nome dell’urgenza. Nel secondo caso, possono prevalere logiche identitarie o familiari che portano a scelte meno efficienti dal punto di vista economico-organizzativo, ma percepite come inevitabili nella storia dell’impresa.

In questo contesto, un supporto metodologico esterno, che si tratti di un consulente, di un advisor di governance o di membri indipendenti in un organo consultivo, può diventare una leva di qualità. Il suo ruolo non è sostituirsi all’imprenditore nelle decisioni, ma aiutarlo a mantenere disciplina nel processo, portare dati, porre domande critiche e facilitare la valutazione di alternative.

Per molte imprese familiari italiane, iniziative promosse da associazioni imprenditoriali e centri di ricerca hanno già mostrato come l’apertura a competenze esterne, mantenendo salda la proprietà familiare, possa aumentare innovazione, capacità di investimento e resilienza nei passaggi generazionali. Il flusso decisionale sequenziale rappresenta un linguaggio comune su cui impostare questo confronto.

Quali sono i benefici tangibili di un flusso decisionale sequenziale?

L’organizzazione inizia a riconoscere schemi ricorrenti nel modo in cui le decisioni vengono prese, il che riduce l’incertezza interna e facilita la collaborazione tra funzioni.

In questo scenario, l’organizzazione percepisce che le decisioni non sono frutto di intuizioni estemporanee, ma seguono una logica comprensibile, il che aumenta l’engagement e riduce resistenze e conflitti. Allo stesso tempo, l’imprenditore mantiene il controllo finale, ma lo esercita all’interno di un quadro che rende più semplice spiegare decisioni difficili, correggere la rotta quando necessario e dialogare con banche e partner su basi oggettive.

L’evoluzione verso modelli di governance più articolati dovrebbe avvenire in modo graduale, seguendo lo sviluppo dimensionale e la complessità dell’impresa. Una PMI che ha interiorizzato il flusso decisionale sequenziale è in una posizione molto migliore per introdurre, ad esempio, un CdA con membri indipendenti o un comitato strategico, perché dispone già di un metodo condiviso.

Questo percorso è particolarmente importante per le imprese familiari che affrontano passaggi generazionali, in quanto una governance fondata su processi decisionali chiari può contribuire a ridurre questa fragilità strutturale.

Conclusioni operative per le PMI

Molte PMI non hanno bisogno di strutture più complesse, ma di un modo più chiaro e disciplinato per prendere decisioni.

In sintesi

Per le PMI italiane che desiderano rafforzare la propria governance senza appesantirsi con strutture sproporzionate, il passaggio dal modello gerarchico puro al flusso decisionale sequenziale rappresenta una scelta ad alto rapporto beneficio/complessità. Non richiede rivoluzioni organizzative immediate, ma disciplina, chiarezza di obiettivi e disponibilità a mettere per iscritto il modo in cui si decide.

Tre indicazioni operative emergono con forza:

  1. iniziare da subito ad applicare i quattro passaggi (obiettivo, evidenze, alternative, azione a 90 giorni) alle decisioni strategiche più rilevanti;
  2. documentare in modo semplice il flusso, così da poterlo mostrare a collaboratori, partner, banche e stakeholder come prova di una governance effettiva;
  3. valutare gradualmente il coinvolgimento di competenze esterne (advisor, membri indipendenti, comitati ristretti) per rafforzare disciplina, oggettività e integrazione dei temi ESG nelle decisioni.

In un sistema imprenditoriale dove le imprese familiari rappresentano ancora la spina dorsale dell’economia, lavorare sulla qualità dei processi decisionali, prima ancora che sulle forme, è uno dei modi più efficaci per coniugare identità imprenditoriale, competitività e continuità generazionale.

Questo è il principio alla base di un approccio strutturato alla direzione, in cui il valore non è nella forma della governance, ma nella qualità del processo decisionale. È su questo principio che si basa DIREZIONA, lo strumento di analisi strategica di LEANCOMM progettato per aiutare le PMI a strutturare la propria direzione in modo chiaro e supportato da evidenze. Trasforma intuizione e dati in un processo decisionale logico, esplicito e condiviso.

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